.

 
 
.
Torna alla Home Page

News

Recensioni
Live&Charts

VideoChart

Photofolio

HotSpot
GamesMania
Directories
ShopOnLine
Intervista ai FASTBALL - "AMERICAN BEAUTY"

Nel 1998 il loro album d'esordio "All the pain money can buy"è stato uno degli smash hits americani dell'anno. Oggi i Fastball, ovvero Miles, Tony e Joey, tornano con un nuovo lavoro 'The Harsh Light of the Day' che, oltre a mantenere le premesse del lavoro d'esordio, li proietta in una dimensione totalmente nuova. Intendiamoci, i tre ragazzi non hanno inventato nulla di nuovo (ma d'altronde chi l'ha fatto negli ultimi 15 anni?), ciò nonostante la loro capacità di fornire un'impronta assolutamente personale ad un mix fatto di pop, post rock ed un pizzico di psichedelia, li ha giustamente fatti divenire 'the next big thing' della scena musicale d'oltreoceano. Il loro secondo disco, il quale oltre ad essere ben articolato a livello compositivo mostra anche una certa dovizia a livello di produzione, spazia, sia a livello lirico che sonoro, attraverso i mille temi che da sempre affollano l'immaginario rock. Brani da classifica, come ad esempio il primo singolo estratto 'You're an Ocean', canzoni visionarie come 'Vampire' e ballads strappalacrime (su tutte la splendida 'Funny how it fades away),insieme alla presenza di qualche special guest di sicuro richiamo, costituiscono un puzzle che, nonostante i sopracitati riferimenti, alla fine risulta avere un tocco di personalità tale da garantire alla band quella credibilità necessaria a coinvolgere sia il pubblico che la critica.
Nel corso del loro giro promozionale in Italia, li abbiamo incontrati per parlare del loro nuovo lavoro.

D: Innanzitutto, complimenti per il vostro album, un lavoro davvero ben articolato. Alcune canzoni mi hanno davvero impressionato, come ad esempio 'You're an Ocean' , nella quale peraltro, vi è anche una splendida performance di Billy Preston al piano. Un brano che possiamo considerare come una classica canzone alla Fastball. Siete d'accordo?

Miles: "Penso proprio di sì. E' affascinante il modo in cui la nostra musica riesca a fondere insieme diversi elementi, in maniera tale da creare qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda 'The harsh light of the day' abbiamo cercato di caratterizzare questo aspetto molto di più rispetto al disco precedente e, stando alle impressioni che abbiamo raccolto , debbo dire che ci siamo riusciti. Per quanto riguarda la collaborazione con Billy, lui è amico del nostro produttore. Noi pensavamo che l'inserimento di alcune parti di piano in qualche brano avrebbe dato un tocco ancora più personale al nostro sound, e così è stato. Sono d'accordo con te quando affermi che 'You're an Ocean' è una classica canzone alla Fastball, perché rappresenta al meglio il nostro tentativo di dare un marchio più deciso al nostro stile, provando ad uscire dal solito formato voce, chitarra, basso e batteria".

D: Già, ma con questo secondo lavoro siete chiamati a confermare il clamore suscitato con il precedente. Avete avvertito qualche tipo di pressione, lavorando al nuovo disco?

Miles: "Indubbiamente gli elementi per lavorare sotto stress c'erano tutti, ma noi riteniamo che la pressione sia qualcosa che avverti nella tua testa. Grazie a Dio la label ci ha lasciato lavorare, non a caso abbiamo impiegato quasi due ani per terminare questo album, senza assillarci. La nostra principale preoccupazione riguardava l'effetto che una pausa di due anni avrebbe potuto avere sul pubblico visto che, dopotutto, eravamo un gruppo quasi agli esordi. Ma dobbiamo riconoscere che il pubblico ha capito e, stando alle dimostrazioni d'affetto e stima che stiamo ricevendo, questo periodo di assenza dalle scene, non ha modificato il gradimento della gente nei nostri confronti".

D: Nell'album vi sono varie influenze, echi di stili diversi. Quali artisti vi hanno maggiormente influenzato?

Miles: "Moltissimi. Dai Beatles ai Rolling Stones, Tom Petty, Springsteen, Dylan, il country, la psichedelia. Credo però che alla fine siamo riusciti a domare quella voglia di essere così esplicitamente 'influenzati', riuscendo a veicolare la nostra musica attraverso i canali della nostra sensibilità. Dal vivo eseguiamo ancora, qualche volta, cover di alcuni degli artisti di cui ti parlavo. Questa è l'unica concessione esplicita che facciamo alle nostre rispettive passioni, per il resto quando lavoriamo insieme, il primo obiettivo è quello di essere noi stessi, anche se, ovviamente, quello che abbiamo ascoltato in passato prima o poi esce sempre fuori".

D: Prima mi parlavate del desiderio di uscire dal solito formato voce, chitarra, basso e batteria. Quale rapporto avete con la tecnologia?

Miles: "Buono, anche se ovviamente preferiamo non affidarci troppo ad essa. In studio abbiamo usato qualche sampler, lì ci lasciamo andare e proviamo ad esplorare un po' di più le potenzialità della tecnologia. Comunque in linea di massima le nostre canzoni si basano sempre su strumenti tradizionali, sul vecchio feeling rock, anche se on stage abbiamo intenzione di usare qualche piccolo campionamento, che fungerà più che altro da supporto in qualche brano".

D: Nel brano 'Love is expensive and free', c'è una splendida parte di chitarra firmata da Brian Setzer. Come è nata questa collaborazione?

Miles: "E' stata tutta un'idea del nostro produttore. Riteneva che su quel brano avessimo bisogno di due chitarre con due impronte sonore totalmente diverse e così ha pensato di contattare qualche chitarrista per provare con noi. Poi un bel giorno è arrivato e ha detto 'ragazzi ho trovato l'uomo giusto' ed è sbucato fuori Brian. Io (Joey), per poco non mi sentivo male, adoravo gli Stray Cats.
Lavorare con lui è stato divertente, per tutto il tempo non ha fatto altro che raccontarci aneddoti e darci consigli molto preziosi. Per noi è stata un'esperienza importantissima, poter prendere qualcosa da un grande come lui non capita tutti i giorni. Non a caso quel brano è, almeno per noi, come una chiave che apre una porta sul futuro, su sonorità nuove, che cercheremo di approfondire in futuro".

D: Voi siete molto popolari in America, mentre ancora non avete sfondato del tutto in Europa. Come vivete questa diversa reazione del pubblico fra i due continenti?

Miles: "In modo stimolante. E' una sfida che ci affascina. Nel nostro paese godiamo di un buon successo, mentre qui in Europa dobbiamo ancora dimostrare tutto, anche se va ammesso che la nostra casa discografica sta lavorando molto bene sotto il profilo promozionale".

D: In conclusione, che progetti avete per il futuro?

Miles: "Intanto termineremo questo giro promozionale, poi, a settembre, torneremo in Europa con un vero e proprio tour che toccherà Italia (Roma e Milano), Inghilterra, Spagna e Germania. Dopo torneremo negli USA con il nostro spettacolo. Nel frattempo stiamo già vagliando nuove idee per il terzo album, ci piace scrivere 'on the road', è un ottimo stimolante per la creatività e sicuramente il nostro lavoro ne beneficerà. Stanne certo".

A cura di Stefano Faina

Netmusicitalia is Powered By: Intercosmo - Internet Service Provider
"Net Music Italia"® & Logo "NMI"™ are trademark of NMI Project - Italy - © 2000-2008