L'intervista
della settimana: Alejandro Sanz
Prima
di incontrare Alejandro Sanz, le
uniche cose conoscevo di lui erano alcune foto che avevo avuto
modo di sbirciare in giro. Immagini che lo ritraevano in pose
'da divo' con l'occhio languido ed il 'baffetto' da macho latino.
Partiamo male, pensavo, mi troverò di fronte l'ennesima
copia di Enrique Iglesias e co...
Ho dovuto ricredermi, innanzitutto perché Sanz, a dispetto
della sua giovane età, è tutt'altro che un esordiente
e poi anche perché, nonostante la provenienza spagnola,
Alejandro ha ben poco a che spartire con l'ondata di star della
musica latino americana che imperversa da qualche tempo. La
sua biografia racconta che il ragazzo, da noi pressochè
sconosciuto, è un vero e proprio idolo non solo nel suo
paese d'origine, ma anche negli USA dove vanta un successo addirittura
superiore a quello di Ricky Martin.
Il suo sesto album 'El alma en el aire',
nel quale vi sono anche collaborazioni importanti, è
il primo ad arrivare in Italia e, ascoltandolo, si ha la netta
sensazione di trovarsi di fronte ad un artista dallo stile molto
maturo e personale. Canzoni d'amore mai scontate e sensuali
ritmi latini, tutt'altro che banali, costituiscono l'ossatura
della musica di Alejandro, il quale mi riceve in una mattina
di ottobre nella suite di un lussuoso albergo del centro.
Camicia nera, jeans, occhiali dalle lenti colorate, un filo
di barba, Sanz mi compare davanti, sorridente e disponibile.
Questo qui funziona, penso io, perché gli ingredienti
ci sono tutti.
A:
"Non mi sento un divo della musica latina - esordisce
-, anche perché io sono profondamente diverso da tutti
i miei colleghi. Anzi, onestamente, mi sento un po' la controparte
di questo boom latino"
Perché?
A:
"Perché la mia musica non cavalca l'onda dei
ritmi latini tanto in voga ora. Io sono sempre stato così,
anche quando questo genere non era così popolare al di
fuori delle comunità latino americane. Vivo il tutto
in modo diverso, anche perché vivo in Spagna e quindi
sento il tutto più vicino. Probabilmente se fossi nato
a Miami o a PortoRico sarebbe stato diverso"
Si,
però il disco l'hai registrato proprio a Miami...
A:
"E' vero ma solo per utilizzare gli studi più
all'avanguardia. Sotto questo aspetto , da quelle parti, sono
un po' più avanti rispetto all'Europa"
Sei
famosissimo nel tuo paese, in America raduni migliaia di persone
ai tuoi concerti, mentre in Europa devi ancora farti conoscere.
A:
"Sì. Credo sia naturale. In Spagna ho successo
perché è il mio paese. In America la forte presenza
di comunità latine mi ha molto aiutato. Spero che accada
lo stesso in Europa, soprattutto in Italia"
Perché
proprio in Italia?
A:
"Perché è un paese fantastico. La gente
ti trasmette un calore che non senti in nessun altro posto del
mondo. E poi gli italiani e gli spagnoli si somigliano"
Solo
per questo?
A:
"Debbo essere sincero. Qui da voi ho visto le più
belle ragazze in assoluto e poi adoro la vostra cucina, vado
pazzo per la pasta"
Parliamo
del disco?
A:
"Mi piace, anche se io non sono mai soddisfatto di quello
che faccio. Le canzoni non si finiscono mai, si lasciano soltanto,
perciò avrei potuto fare di più. Comunque è
un bel lavoro"
Di
cosa parlano le tue canzoni?
A:
"Essenzialmente d'amore e sono tutte frutto di esperienze
personali. Quando scrivo c'è sempre un po' di autodistruzione
perché metto a nudo una parte di me. Mi piace ritirarmi
in solitudine, sedermi al piano e scaricare tutte le mie emozioni
nelle canzoni. Per questo quando registro amo lavorare con gente
che apprezzi la mia musica, perché riesce a comprendere
meglio lo stato d'animo che c'è dietro ogni brano"
Verrai
in tour in Italia?
A:
"Mi auguro di sì. Ora siamo molto impegnati in
promozione, ma spero di portare in giro il mio show al più
presto, dipende tutto da come andrà il disco. Spero che
in Italia abbia successo perché mi piacerebbe tornare
da voi"
Come
ti presenteresti al pubblico italiano?
A:
"Io sono Alejandro, tutto quello che si vuole sapere
su di me è già nelle mie canzoni, per cui è
sufficiente ascoltarmi. Dopo averlo fatto si ha già l'impressione
di conoscermi più da vicino"
A
cura di Stefano Faina