L'intervista
della settimana: Subsonica
L'incontro
con i Subsonica è fissato nel primo
pomeriggio, in un bar del centro di Roma. Mentre combatto con
le decine di difficoltà a cui il traffico di questa città ci
ha abituato, mi tengo in contatto telefonicamente con i ragazzi,
i quali si trovano di fronte alle medesime difficoltà viarie
del sottoscritto. Così, con circa un quarto d'ora di ritardo,
al momento dell'appuntamento non è necessario rompere il ghiaccio
più di tanto e, davanti ad un caffè, inizia la chiacchierata
con Samuel e soci, visibilmente stanchi per il viaggio in aereo
che da Milano li ha condotti nella Capitale.
D:
Allora ragazzi,il vostro secondo disco 'Microchip Emozionale',
nonostante sia uscito ormai da circa un anno è ancora strettamente
attuale, grazie anche all'inserimento di alcuni brani nella
colonna sonora di 'Tandem'(nel quale peraltro la band compare
anche in un piccolo cameo).
S:
Sì, ed è una grande soddisfazione. Anche se, onestamente,
le nostre attenzioni ora sono già concentrate sul terzo album,
Abbiamo già buttato giù qualche idea, per cui non abbiamo ancora
chiaro come sarà il disco, però possiamo dirti che sicuramente
rispetterà la logica dei primi due lavori.
D:
Uno dei maggiori successi tratti da Microchip… è stata 'Disco
Labirinto', realizzata assieme ai Bluvertigo, un brano, nel
cui video, avete anche realizzato un esempio di messa in atto
del progetto di 'musica per non udenti'( un sistema in cui i
suoni vengono sostituiti con dei segnali convenzionali fatti
di luci e tratti che riproducono l'andamento dei vari strumenti).
Insomma dopo i duetti con Antonella Ruggiero, ci viene il dubbio
che questo delle collaborazioni sia diventato un vizio?
S:
Noi amiamo collaborare con altri, anche se alla base di tutto
ciò che abbiamo fatto finora c'è sempre stata una profonda condivisione
di intenti che ci accomuna agli artisti con cui abbiamo lavorato.
E' una attitudine naturale che ci spinge ad avvicinarci a persone
che fanno parte del nostro mondo. Nel caso dei due brani realizzati
con Antonella, ci è piaciuto il fatto che lei ci abbia cercato
per interpretare due brani del repertorio dei Matia Bazar, anche
perché noi avevamo appena realizzato il primo album ed una collaborazione
di quel tipo ci ha dato grossa popolarità. Con Morgan ed i Bluvertigo
è stato diverso. Erano a Torino e così abbiamo approfittato.
Abbiamo portato Morgan nello studio ed abbiamo cominciato a
lavorare al brano. Il risultatolo avete sentito. Per il futuro
vedremo cosa accadrà, se si verificheranno le condizioni giuste,
lavoreremo ancora con altri.
D:
Peraltro quest'anno i Bluvertigo saranno a Sanremo, una piazza
che voi avete già avuto modo di conoscere.
S:
Per noi è stata una spinta andare al Festival. Intanto perché
ci ha permesso di raggiungere un pubblico vastissimo, poi perché
ci ha dato per la prima volta l'opportunità di comporre un brano
per orchestra, cosa che per noi era assolutamente nuova. Crediamo,
comunque, di essere stati abili a ritagliarci il nostro spazio
nei 10 giorni della manifestazione, vivendo il tutto con ironia
.Del resto la spinta di Sanremo è stata innegabile. Noi, lavorando
con una etichetta indipendente, non abbiamo a disposizione i
mezzi promozionali che hanno altre band che lavorano con le
major, per cui necessitavamo di una visibilità di quel tipo.
D:
A proposito di 'indie', ora che siete così popolari le majors
vi staranno facendo una corte spietata?
S:
Se è per questo sono anni che le majors ci corteggiano. Subito
dopo la collaborazione con la Ruggiero, abbiamo incominciato
a ricevere proposte da parte di discografici delle grandi etichette.
Noi ci troviamo bene con la nostra etichetta e finchè sarà in
grado di sostenerci, così come ha fatto finora, non abbiamo
intenzione di cambiare aria. Anche se poi l'ultima parola spetta
al nostro management.
D:
Voi provenite da Torino, che pare essere, al momento una delle
città con una scena musicale fra le più interessanti ?
S:
Non solo ora. Torino, non dimentichiamolo, ha sfornato negli
anni scorsi proposte come Mau Mau ed Africa Unite. Comunque
è vero, la scena musicale della nostra città è estremamente
viva . Se fai un giro per i club e per i centri sociali ti capita
di ascoltare cose che magari due o tre anni dopo diventano di
tendenza, c'è, in sostanza, un grosso fermento. Il fatto è che
i gruppi a Torino, non dispongono di spazi a sufficienza e quindi
si abituano ben presto a vivere di 'vita propria'. Questo fatto
fa sì che vi sia un profondo spirito di collaborazione fra i
gruppi del panorama cittadino e questo fattore ti insegna a
gestire meglio le cose.
D:
Intanto però voi, partiti da Torino, vi siete tolti la soddisfazione
di andare a Stoccolma a vincere un MTV Awards.
S:
Già. E' stata una situazione strana., nel senso che vai lì
e ti trovi in un contesto da delirio. Noi ci siamo arrivati
con la testa già proiettata sul terzo disco e quindi l'abbiamo
vissuta con un sano distacco. In ogni caso è un riconoscimento
che ci fa piacere, anche se poi non condividiamo molto l'ambiente
e lo spirito di certe cose.
D:
Voi siete uno dei gruppi più attuali, dal punto di vista sonoro,
che vi siano in Italia. Questo fatto vi ha anche fatto raggiungere
le classifiche inglesi. Vi sentite una band di spessore internazionale?
S:
Non sappiamo. Sicuramente c'è da parte nostra una volontà
di sprovincializzare la musica. Intendo dire che se i Subsonica
vanno bene all'estero, questo magari serve a dare una immagine
finalmente diversa della musica di casa nostra. E comunque non
è mica una missione, noi facciamo il nostro lavoro, se piace
anche fuori dai confini, tanto di guadagnato.
D:
Non sentite, in questo momento, più pressioni intorno a voi,
visto che siete una band in grossa crescita?
S:
Non abbiamo mai avvertito pressioni particolari. Paradossalmente
avvertivamo più tensione quando il nostro primo disco, a sei
mesi dalla sua uscita, non riusciva a decollare. Poi il singolo
'Senza parole' iniziò ad essere trasmesso e l'album ottenne
maggiori attenzioni. Ora non ci sentiamo sotto stress, lavoriamo
con calma e possiamo riflettere maggiormente sulle cose.
D:
Un'ultima domanda. Cosa pensate della rivoluzione che la musica
'in rete' porterà nei prossimi anni?
S:
Nella nostra posizione vi è una netta spaccatura. Intendo
dire che da ascoltatori Napster ci fa piacere, ti dà la possibilità
di ascoltare delle cose prima che escano e ridà al pubblico
una certa libertà. Da musicisti però, temiamo che questo possa
, pian piano, modificare radicalmente le regole del mercato,
come dicevi prima anche tu. Sai l'artista ha spesso questo rapporto
feticista con il proprio prodotto, il CD, ed ama toccare con
mano il risultato fisico del proprio lavoro. L'augurio che ci
facciamo è che Napster possa essere uno stimolo ad abbassare
il prezzo del disco, cosa che si sente spesso dire in sede elettorale
da più parti, ma che puntualmente non avviene mai.
Questa sì che sarebbe una vera rivoluzione...
Stefano
Faina