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Le Interviste di NMI: The Ark

Un misto fra David Bowie, Queen, Thin Lizzy, Beatles, un look a metà fra il glam ed un certo pop fashion di stampo eighties, due singoli ('It Takes a fool to remain sane' e 'Let your body decide') che hanno conquistato i primi posti delle classifiche europee ed un album d'esordio ('We are the Ark) capace di scalzare dalla vetta delle charts nientemeno che Madonna. Questa, in sintesi la storia degli Ark, il quintetto svedese nato nel 91 e divenuto famoso grazie all'intervento di Robert Jelinek, voce dei Creeps, il quale, dopo averli ascoltati nel corso di un concerto a Malmoe, ha deciso di puntare su di loro. Vincendo.

Oggi gli Ark rappresentano quanto di meglio possa offrire una scena pop rock di largo consumo che, dopo aver espresso ben pochi talenti nel corso degli anni 90, si è improvvisamente rivitalizzata grazie soprattutto all'ascesa di Ola Salo e soci, portabandiera, nel terzo millennio, di un genere che pesca in lungo ed in largo nei 60 e nei 70, mescolando il tutto con una serie di sonorità ed architetture compositive attualissime.

R: "Hai ragione - affermano - la nostra musica ha le sue radici nei decenni passati, ma credo che noi siamo bravi ad arricchirla con un pizzico di tecnologia e con l'utilizzo di tecniche compositive legate ai musical o alle grandi opere rock"

Il Musical?

R: " Sì, Ola (il cantante), ha avuto diverse esperienze in quel campo e le ha portate all'interno della band. Noi da parte nostra abbiamo aggiunto altri elementi che, alla fine, ci aiutano a ricondurre il tutto a quel concetto di spetacolarità presente nei nostri spettacoli"

Nelle vostre canzoni riuscite a fondere sonorità accattivanti con testi che spesso raccontano storie 'al limite'.

R: "Era un nostro obiettivo, probabilmente i significati dei nostri brani arrivano meno duri proprio perché la prima cosa che cattura l'attenzione è la tessitura musicale. Ma se questo è un canale per far arrivare alla gente il nostro messaggio, ben venga. Allo stesso modo cerchiamo di far uscire il significato dei brani anche nei video,. Ci piace l'idea di concettualizzare molto, ed in effetti è ciò che facciamo, senza però rinunciare al fascino dell'aspetto visivo"

Converrai con me che tutto ciò non sempre è facile.

R: "Verissimo, all'inizio infatti ci riusciva più difficile fondere insieme i vari elementi, ora però siamo divenuti più fiduciosi nei nostri mezzi e questo ci spinge ad azzardare maggiormente"

Voi siete stati scoperti da Robert Jelinek dei Creeps, cosa che suona strana visto che non mi sembra che vi siano così tante affinità fra i due gruppi.

R: "Si in effetti apparentemente non ci potrebbero essere due mondi più distanti. Ma Robert ci disse che all'inizio aveva creduto in noi perché aveva trovato negli Ark la stessa attitudine e lo stesso entusiasmo che vevano i Creps all'inizio della loro carriera, quando erano sconosciuti e lottavano per emergere. Va da sé che il paragone non può che renderci orgogliosi"

Non vi sentite un po' una 'mosca bianca' nell'attuale panorama? Voglio dire, siete una delle poche bands capaci di coniugare alla perfezione l'aspetto dell'immagine con quello musicale, senza lasciare che una prevarichi l'altra.

R: "Sai, veniamo dagli anni 90, che, musicalmente parlando, sono stati un po' noiosi. Si è cercato di proseguire su un filone, quello degli 80, in cui ogni gruppo aveva un forte impatto visivo. La differenza sta però nel fatto che la maggior parte dei gruppi degli anni 80, anche i più vituperati, avevano dei contenuti. Nel decennio scorso invece abbiamo assistito ad una serie di gruppi identici fra loro, i quali avevano il solo obiettivo di sembrare più'cool'. Noi abbiamo cercato di coniugare un'immagine ricercata e non consueta con una musica che avesse le stesse caratteristiche, seguendo un po' la lezione del glam. Crediamo che sia possibile unire le due cose, basta volerlo."

In conclusione, vi aspettavate che 'It Takes a Fool..' divenisse un hit internazionale e portasse il vostro nome al di fuori dei confini svedesi?

R: "No, non ce lo aspettavamo affatto. Per noi era già importante aver avuto successo in Svezia, ma non pensavamo che avremmo sfondato in Europa. La cosa ovviamente ci ha reso felici ma non ci ha appagato. Continuiamo a cercare di fissare nuovi limiti e nessuno, neppure noi stessi, può immaginare quale sarà la prossima conquista degli ARK"

A cura di Stefano Faina

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