L'intervista
della settimana: Michele Zarrillo
Chi
lo conosce lo descrive come un ragazzo schivo, riservato, timido.
Probabilmente Michele Zarrillo nella sua vita, con i suoi affetti
lo è davvero, ma vederlo sul palco, ascoltandolo dal vivo, si
assiste ad una trasformazione; la timidezza lascia il posto
ad un'inesauribile energia, alla comunicazione, alla voglia
di trasmettere emozioni e soprattutto alla necessità di divertirsi
e divertire; le persone hanno voglia di toccarlo, di salire
sul palco, per far si che il distacco tra artista e pubblico
come d'incanto si annulli. E grazie a questa sua grande disponibilità
si annulla anche il distacco tra me e lui e la nostra chiacchierata
(anche se solo telefonica), assume da subito un tono informale.
D: Ciao come stai?
Michele: Abbastanza bene, oggi
sono chiuso in casa perché sotto Natale come si esce, come si
mette il naso fuori casa, si rimane bloccati.
D:
intanto devo farti i complimenti per il concerto a Roma al Sistina.
Michele: Grazie davvero, sai,
mi piace molto stare sul palco e se la serata è quella giusta
riesco davvero a divertirmi e nello stesso tempo anche a concentrarmi
ed è la dimensione che forse conosco meglio visto che sul palco
ci sto da molti anni.
D: Il tour, però, per il momento
si ferma.
Michele:
Si, abbiamo iniziato ad agosto e quello che hai visto tu
è stato l'ultimo concerto di questa prima parte, del 2000, insomma.
Poi sicuramente riprenderemo in primavera.
D:
In te comunque vivono delle contraddizioni, nel senso che ami
scrivere canzoni romantiche, che fanno sognare, poi dal vivo
nel momento stesso in cui impugni una chitarra ecco spuntare
il tuo animo rock.
Michele:
(ride…….), ma sai, io mi sono espresso più volte con canzoni
d'amore e forse la gente mi conosce di più sotto questo aspetto
e mi piace molto, anche perché quando scrivo le melodie, hanno
dei suoni che ti portano per forza di cose, a parlare di sentimenti,
però non disdegno affatto l'altra parte di me che è quella rock
che mi porto dietro da quando ho iniziato a suonare la chitarra
da ragazzino, e da lì, mi sono messo a fare musica progressive,
oggi chiamata così, quella che si faceva negli anni '70 e ho
fatto parte di un periodo molto importante, che è quello del
Banco del Mutuo Soccorso, PFM, Osanna insomma di tanti gruppi
storici.
D: Toglimi una curiosità, ma tutta
l'energia che riesci a tirare fuori, dove la prendi?
Michele:
non lo so, però ti posso dire che io ho sempre avuto questo
tipo di atteggiamento, musicalmente parlando, poi io nella vita
sono un pigro diciamo che il mio sport è fare musica!
D: E dell'ultimo album cosa mi
dici?
Michele:
Si chiama "Il vincitore non c'è" (e lo sento sorridere al
telefono); è un album venuto fuori dopo "L'amore vuole amore"
ed è stato quasi un inaspettato successo, perché è una semi-raccolta
con dei brani inediti e dei rifacimenti di alcune canzoni mie
del passato; devo dire che questo disco è forse tra i più sentiti
perché la produzione è stata fatta nel mio studiolo, con i miei
amici musicisti.
D: E' quindi un album in cui tu
ti rispecchi molto.
Michele: Moltissimo, è uno dei
dischi miei che ascolto di più! Mi piace com'è stato realizzato,
mi piacciono i brani, sono molto soddisfatto di questo lavoro
e nonostante sia uscito in un periodo molto caotico, siamo arrivati
in Italia a 600.000 copie.
D: Poi c'è una costante, la collaborazione
con un amico che è Vincenzo Incenzo.
Michele:
si con Vincenzo scriviamo insieme da circa dieci anni, i
pezzi sono praticamente tutti firmati da me e lui e tra le altre
cose è venuta fuori questa canzone per Sanremo che secondo me
è bellissima, molto poetica, molto sentita, c'è una scrittura
molto classica, ma nello stesso tempo attualissima; poi sai,
credo che quando le cose riescono a comunicare a dare delle
emozioni, il risultato viene da solo.
D:
Ecco parliamo proprio di Sanremo, cosa ti aspetto dal Festival
che tra le altre cose ha un casting interessante, rispetto agli
anni precedenti.
Michele:
E' vero, sono molto fiero di partecipare a questo S. Remo;
il cast è così ricco proprio perché è una manifestazione che
da grandi possibilità e in Italia di festival di rilievo ce
ne sono davvero troppo pochi. D'altra parte però sono anche
dispiaciuto visto che sono rimasti fuori molti nomi importanti,
nomi che come me avevano bisogno di Sanremo per dare una spinta
maggiore, anche se poi dipende molto dalla canzone; il segreto
è avere un pezzo in cui si crede molto, di cui si è davvero
convinti, altrimenti può essere addirittura controproducente.
Alla fine ci vorrebbe qualcosa di più per dare maggior spazio
alla musica italiana che in questi ultimi 2 anni sta perdendo
terreno, credo specialmente sotto l'aspetto della qualità. Ricordiamoci
che essere di tendenza non vuol dire non amare le cose belle,
essere di tendenza vuol dire stare sempre con il cuore aperto,
con l'anima che è disposta ad accettare emozioni, non a reprimerle
perché se si provano certi stati d'animo si è fuori moda. Io
vado a Sanremo perché è venuta fuori questa canzone e non avevo
nessuna voglia di tenermela, anzi ho il desiderio di farla ascoltare
proprio perché a me piace molto e sono curioso di vedere cosa
ne pensa il pubblico e che tipo di riscontro possa avere.
D:
Presto lo saprai, devi solo pazientare un paio di mesi.
Michele: esatto………..e poi vedremo!!!
Ci
salutiamo scambiandoci dei sinceri auguri di Natale e visto
che ormai è alle porte non posso fare altro che augurare a tutti
voi Buone Feste!
Deborah
Cocco