|
. |
|
|
.
|
|
|
Un ora con i CALEXICO
Treni, canti mariachi, avanguardia, spazi sconfinati, chansonniers francesi, librerie nel deserto, vecchie fotografie. Di tutto questo abbiamo parlato con Joey Burns dei Calexico al Tunnel di Milano durante il tour di Hot Rail. Perché avete voluto intitolare l'album Hot Rail? Da quel che ho potuto capire ascoltando il field recording inserito nell'ultima traccia dell'album, si tratta di un'espressione utilizzata nel passato per significare l'arrivo di un treno… - Sì, essenzialmente è un'espressione popolare utilizzata dai lavoratori della ferrovia per indicare di fermare i lavori in conseguenza dell'arrivo del treno. Mi piace perché ha una stretta connessione con il rumore prodotto dal martello pneumatico usato dagli operai, catturato attraverso una registrazione sul campo. Hot Rail può anche riferirsi a quel momento in cui il caldo in macchina è talmente elevato che non è neanche possibile appoggiare le mani sul volante. Anche il luogo in cui suoniamo questa sera, può ricordare il legame tra il ritmo della musica e il rumore prodotto dai treni. Del resto la ferrovia è il simbolo della Rivoluzione Industriale, basta pensare alla Southern Pacific americana che ha finito per distruggere i territori nativi che appartenevano a Messicani e Pellerossa. Quindi in questo caso la ferrovia rappresenta il desiderio costante dell'uomo di espandersi e conquistare lo spazio che lo circonda. D'altra parte, nel luogo in cui viviamo, l'Arizona, i binari attraversano tutto il deserto e sono alla base del flusso quotidiano della vita e della nostra ispirazione musicale. Mi sembra che Hot Rail, nonostante contenga suoni molto diversi tra loro e non sia un concept come l'album precedente, abbia una coesione generale più vicina a The Black Light che a Spoke… - Sì, la nostra intenzione era quella di scrivere canzoni che continuassero la tradizione musicale mariachi. Infatti, in questo tour ci accompagna un gruppo di quattro musicisti mariachi, i Mariachi Luz De Luna. Allo stesso tempo volevamo avere nuove idee da esprimere, come in Fade, che possiede un andamento molto jazzato, o in Midtown e Untitled II e III, nelle quali abbiamo voluto sperimentare differenti soluzioni sonore. L'elemento folk è rappresentato dall'uso di strumentazione tradizionale senza il coinvolgimento di strumenti elettronici come samplers, turntables e tastiere. Con questo non voglio dire che in futuro non potremmo utilizzare anche questo tipo di sonorità. Recentemente, però, avete collaborato con alcuni membri dei Tortoise e con Rob Mazurek degli Isotope 217 in una serie di remix da The Black Light nei quali venivano usati anche strumenti elettronici… - Sì, penso sia stato molto interessante collaborare con questi musicisti che molto spesso vengono etichettati come post rock anche se secondo me questo termine, così come il concetto di post moderno, non ha alcun significato. Il rock è solo musica che scorre… In Hot Rail scaturiscono in modo evidente le diverse anime dei Calexico. Sembra siate attirati equamente dalla ballata e dalla strumentazione folk, dalle dinamiche jazz, dall'ambient e dalla sperimentazione. Forse è arrivato il momento di ripensare al rapporto tra cultura popolare e avanguardia, forse non sono così distanti… - Sì, assolutamente, io penso che la cultura popolare e l'avanguardia si intreccino continuamente, perché tutto cambia e si evolve. Anche considerando la scena techno dei dj dobbiamo ricordarci che dietro c'è una tradizione piuttosto consolidata. Così possiamo pensare al dj come una sorta di musicista folk. Del resto anche la chitarra elettrica era una forma di tecnologia nuova. Quello che sta accadendo oggi è una contaminazione di tutti i generi, per cui anche il concetto stesso di genere perde significato in favore di una continua mutazione che magari potrà portare a una fusione del folk con la techno, l'ambient, il jazz. L'avanguardia si è sempre trasformata in musica popolare: anche le forme più estreme, come il silenzio di John Cage e il rumore di LaMonte Young, hanno finito in qualche modo per contaminare la musica tradizionale. Untitled III, ad esempio, utilizza una strumentazione popolare ma si rifà ai concetti espressi nella musica seriale di Erik Satie. Il suono può essere considerato come un materiale plastico che si può costantemente rimodellare. Non ho paura che la tradizione popolare venga dimenticata perché anche la musica tradizionale si evolve in forme sempre diverse. Inoltre ci saranno sempre persone che si chiederanno da dove vengono e introdurranno una nuova tradizione. E quello che succede oggi è semplicemente un'ulteriore evoluzione della tradizione. Anche la musica mariachi che si suona oggi, non è la stessa che si suonava all'inizio del 900 e nonostante questo si chiama ancora mariachi. |
| Netmusicitalia is Powered By: Intercosmo - Internet Service Provider |
| "Net
Music Italia"® & Logo "NMI" are trademark
of NMI Project - Italy - © 2000-2008 |
|
|
|