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Verona,
20 giugno: I Pearl Jam

Il
programma del concerto
Opening:
Dismemberment Plan
Set List: Long Road, Grievance,
Corduroy, Hail Hail, Animal, Nothing As It Seems, Pilate, Given
To Fly, Even Flow, (O Sole Mio)/MFC, Habit, Wishlist, Daughter,
State of Love and Trust, Once, Lukin, Immortality, Insignificance,
Rearviewmirror;
1st encore: In the Coliseum
by Tom Waits, Black, Breakerfall, Do The Evolution, Small Town,
Better Man, I Got You by Split Enz, Alive, Last Kiss, Porch
2nd encore: Soon Forget, Yellow
Ledbetter
Cronaca
di un giorno da ricordare
All
Arena di Verona sono tornati i gladiatori. Cinque per lesattezza.
Mai visto un circo così travolgente e allo stesso tempo
così ordinato. Viene proprio da pensare che i Pearl Jam
sappiano lanciare degli incantesimi. Allinizio sembrava
di entrare a teatro poteva essere intereressante la messa
in scena di una tragedia greca in un luogo simile con mascherine
bianco-nero vestite che accompagnavano i più fortunati
sul parterre. Il popolo invece stava sulle gradinate di pietra
e da lì non poteva muoversi.
Del
gruppo spalla proprio non riesco a ricordarmi, forse per leccessiva
luce; ricordo invece il sole che si nasconde dietro i bastioni
dellarena mentre un altro sole spunta da dietro il palco.
Sono le 21.00, sonoro calore. Vederli camminare, prendere posto,
accarezzare i propri strumenti è presagio di una nottata
che farà storia. E la storia comincia con Long road,
quello che ci vuole per sostenere il sentimento dattesa
dei 14.000 giunti a Verona da tutta Italia. Inizia il tripudio;
è una gara a riconoscere le canzoni dalle prime note e
a urlarle agli amici. Poco movimento ma una potenza tutta di gola,
ecco come è iniziato. Grievance é una delle
canzoni più incalzanti dellultimo album e lo sono
state anche le altre ad ogni parola pronunciata di Vedder.
Un
momento, Eddie si ferma e dice: "vedo che la distanza fra
noi è grande ma verrà ridotta man mano che le canzoni
si sussegueranno". Attacca Even flow e anche lui si
lascia andare con una profondità vocale che stupisce chiunque,
ma quella è la sua voce. McCready fa la sua parte con un
assolo di chitarra che dura due minuti, e intanto Eddie si schiarisce
la gola con una bottiglia di vino.
Litalia
è in ginocchio, e loro la amano: voi siete il nostro vero
pubblico hanno detto rivolti alla folla, bevono vino e ci provano
anche con litaliano. Chi solo pensa ad un minimo di presunzione
significa che non ha sentito laccenno a O sole mio versione
inglese, con cui Eddie ha voluto ringraziare lItalia, e
In the Coliseum di Tom Waits, in omaggio al tempio della
lirica in cui ha scelto di cantare.
Non
poteva mancare Do the evolution, con una maschera da scimmia
in testa che poi é finita sullasta del microfono
come un totem; poi Better man e Alive, nel delirio
generale durato già più di due ore. Porch,
ad una velocità impressionante, ha preceduto la loro penultima
dipartita dal palco. Rientra Eddie da solo, con il suo ukulele
acustico in mano, e dopo due chiacchere inizia a vibrare su quelle
brevi corde tutta lironia di Soon forget.
Yellow
Ledbetter e si chiudono i battenti, ma noi rimaniamo ancora
un po lì seduti, su quei gradini che difficilmente
dimenticheremo e che hanno respirato una musica storica di cui
difficilmente si perderà leco.
Martino
Lapini
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