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L’affermazione e i sottogeneri

Certo, il genere di cui stiamo parlando è ancor oggi piuttosto sommerso e non può ovviamente competere con le cifre multimiliardarie del "fratello maggiore" chiamato punk melodico (quello, per intenderci, degli Offspring, dei Green Day e dei No Fx), ma se andiamo ad analizzare le vendite di band come i Get Up Kids (considerati oggi in America la vera e propria icona dell’emo-core), i Promise Ring, i Braid e soprattutto i Jimmy Eat World, possiamo renderci conto di come questo filone stia pian piano diventando il genere preferito degli adolescenti americani che si fanno le ossa imparando a suonare in una college band. Un po’ quello che era successo dieci anni fa con l’avvento del grunge

Come per tutte le musiche, tentare di dare una sistematizzazione precisa a epigoni e sottogeneri è impresa che sfiora l’impossibile ma, nel caso dell’emo-core odierno possiamo provare a delineare tre linee di tendenza generale. La linea principale, quella più vicina alle istanze originarie (definita anche emo-indie), comprende i nomi appena citati e, come spesso capita, è quella più povera d’idee. L’emo-core "cantautoriale" e il post emo, invece, meritano un discorso più particolareggiato.

Contraddistinti da tratti sonori e lirici sempre più intimistici e solitari, gruppi come Secret Stars, Idaho, The Lapse, Rainer Maria e atipici cantautori come Jen Wood e Pedro The Lion sviluppano su basi davvero affascinanti quanto già "annunciato" dai Karate di Geoff Farina e dai Van Pelt di Chris Leo. Su un fronte già dominato dalle tessiture iterative del post rock, invece, band come i Boys Life, gli Ethel Meserve, i Chune, i Deadbolt, i Thumbnail si sbizzarriscono a sperimentare clamorose contaminazioni con generi opposti di 180 gradi come il folk, lo stoner, il country e persino il death metal.

Insomma, come si può notare, il panorama è vasto e in continua mutazione e se anche lavori non propriamente emo come il bellissimo "Keep it like a secret" dei Built to Spill e il poliedrico "Madonna" degli And You Will Know Us by the Trail of Dead ci ricordano l’epicità malinconica dei Fugazi e dei Get Up Kids, certamente non si tratta di un caso…

Prima di concludere, vorremmo almeno citare l’ancora poco sconosciuta scena emo-core italiana che, con gruppi di culto quali Eversor e Hangin’ on a Thread, dimostra di non aver nulla da invidiare alle ben più influenti band d’Oltreoceano. E non possiamo infine dimenticarci di come l’influsso di gruppi come i Karate e gli Idaho sia ben presente anche nell’opera della bravissima Lalli (l’ex cantante dei Franti) che, nel suo più recente mini album, coverizza proprio la stupenda "Shoe in" dei Secret Stars.

Maurizio Marino

20 dischi consigliati

  • Rites of Spring "Rites of Spring" (’85)
  • Shudder to Think "Ten spot" (’90)
  • Drive Like Jehu "Drive Like Jehu" (’91)
  • Sunny Day Real Estate "Diary" (’93)
  • Jawbox "For your own special sweetheart" (’94)
  • Fugazi "Red medicine" (’95)
  • Boys Life "Departures and landfalls" (’96)
  • The Promise Ring "30 degrees everywhere" (’96)
  • Rainer Maria "Past worn searching" (’97)
  • Van Pelt "Sultans of sentiment" (’97)
  • Braid "Frame and canvas" (’98)
  • Chune "Fishwrap" (’98)
  • Karate "The bed is in the Ocean" (’98)
  • The Lapse "Betrayal!" (’98)
  • Jen Wood "No more wading" (’98)
  • Built to Spill "Keep it like a secret" (’99)
  • Get Up Kids "Something to write home about" (’99)
  • Joan of Arc "Live in Chicago 1999" (’99)
  • And You Will Know Us by the Trail of Dead "Madonna" (’00)
  • Pedro The Lion "Winners never quit" (’00)

 

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