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Intervista con i Quintorigo

(continua dalla pagina precedente)

Se in Rospo le vocalizzazioni tendevano all’R&B in Grigio ci sono dei linguaggi più Jazz, magari ricordano certe sperimentazioni di Bobby McFerrin…

L’ho ascoltato molto perché oltre che virtuoso McFerrin è un grande conoscitore di musica, magari mi tacceranno di averlo ascoltato troppo, in realtà molto del suo linguaggio è estremamente interessante.

Sull’album ancora collaborazioni importanti…

Si, come per Rospo ha dato un valido contributo Guido Facchini. Mentre fra gli ospiti dell’album, Enrico Rava, che suona in "Precipitango" un brano nato da un’idea del sassofonista Andrea Costa. Per questo brano ha voluto che il suono della sua tromba sembrasse un jet al decollo.

Cos’è cambiato nella strutturazione dei brani, cosa c’è in più o in meno?

Per "Rospo" era la prima volta che andavamo in studio, e la mancanza di esperienze in studio per un’artista ha un certo peso. Per "Grigio" è stato molto più semplice, lo abbiamo registrato in sei mesi e il suono globale di quest’album lo riteniamo molto più rappresentativo. Abbiamo capito sia noi che i fonici come rendere al meglio i suoni anche perché la nostra strumentazione non è semplice da amalgamare. Registrare strumenti classici che suonano musica classica è tutt’altra cosa rispetto agli strumenti classici che suonano rock. Noi spesso ci troviamo sul palco in condizioni difficili proprio per la particolarità degli strumenti che crea sempre qualche problema nel missaggio.

I testi tuttavia hanno conservato certe vostre caratteristiche…

La forma se vogliamo è stata esasperata con l’uso consueto degli ossimori ma è sempre molto personale e identificabile. Per meglio esprimere certi contenuti ci ha dato una mano anche Michele Montanari, uno scrittore esordiente. A livello interpretativo mi piace molto la tensione e il contrasto, in un brano magari ci trovi il Soul ma anche il Punk proprio perché fa parte del mio linguaggio. Non parlare di contaminazioni sarebbe stupido perché ogni brano ha esplicite e diverse influenze.

E il riferimento ai Deep Purple?

Per noi affrontare certi brani rock degli anni ’70 è soprattutto un gioco, poi il brano oltre ad essere famoso si prestava naturamente all’arrangiamento per archi. Highway Star lo suonavamo già dal vivo con un discreto successo, ci divertiva e divertiva, così abbiamo deciso di inserirlo nel disco.

I luoghi del concerto: buona parte del "Rospo Tour" è andata per i teatri, li considerate particolarmente adatti alla vostra musica?

Il teatro per quanto riguarda l’acustica è un luogo molto importante, ma suonando rock è chiaro che per stare a contatto con la gente qualsiasi luogo va bene. Personalmente amo il teatro perché permette di esprimere meglio le nostre dinamiche, le tensioni tra il piano e il forte. Poi nel teatro la gente sembra più predisposta all’ascolto. Essendo un cantante ho tanta voglia di esprimermi anche fisicamente e forse coinvolgerò un regista per dirigere i nostri movimenti sul palco. Intanto stiamo lavorando per la scenografia del "Grigio Tour" che sarà affidata all’architetto e scultore Marcello Chiarenza con il quale collaboreremo anche per la realizzazione del primo video del primo singolo. Marcello allestirà sul palco alcune sue sculture molto semplici ed efficaci con stoffe e legno. È una persona molto sensibile, molto vicino alla nostra poetica come nel caso della "Nonna di Frederick".

Aspettative da parte dell’album?

Mi piacerebbe che entrasse in classifica sapendo che questo mi farebbe anche molta paura.

Servizio a cura di Giuseppe Palazzolo

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