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Le interviste di D.O.C. Music

The Underdog Project

Quest'estate hanno fatto ballare mezza Europa sulle note di "Summer Jam", il loro primo singolo, ed ora con l'uscita del loro album d'esordio "It doesn't matter", promettono altre sorprese. Stiamo parlando degli Underdog Project, la formazione per metà tedesca e per metà canadese che, grazie ad un efficace mix di r'n'b, 2 step e club culture, è riuscita ad imporsi all'attenzione del pubblico e della critica. Il punto di forza degli Underdog risiede indubbiamente nelle doti vocali di Vic Krishna, l'uomo immagine del gruppo, attorno al quale è stata costruita una produzione estremamente accattivante e versatile sotto il profilo qualitativo che, nel contempo, strizza l'occhio alle ultime tendenze del 2 step e della dance.

'Si, è vero - afferma Vic - il disco è effettivamente molto vario. Personalmente non potrei fare le stesse cose per un periodo di tempo troppo prolungato, ho bisogno di cambiare. Essenzialmente tutto dipende dal mio stato d'animo, nel momento in cui compongo e canto'

S: Non a caso, alla fine del disco, hai inserito una versione acustica di 'Summer Jam' che , personalmente, ritengo superiore addirittura all'originale?

'Sono d'accordo. Fa tutto parte del mio bagaglio. E' come quando prepari una valigia per andare in vacanza, a seconda del tempo e dell'umore ci metti dentro le cose che ritieni più adatte a te'.

S: Raccontaci come sono nati gli Underdog

'Io cantavo in un gruppo a Vancouver, assieme a Craig (Smart, l'altra metà del progetto) . Proprio lui, mentre ci trovavamo in Germania, mi ha spinto a registrare alcune cose, fra le quali 'Summer Jam', da mandare un po' un giro. E' finita che Tone Deaf ed il suo staff ci ha messo sotto contratto e ci ha chiesto di metterci al lavoro per il nostro album, assieme a Toni Cottura, il produttore dell'album'.

S: Cosa facevi prima di formare gli Underdog?

'Lavoravo nella falegnameria di mio padre. Costruivo mobili, cosa che continuo a fare ogni volta che torno in Canada. Mi aiuta a non perdere il contatto con la realtà'.

S: Sei colpito dall'enorme successo che state ottenendo?

'Un po' sì. Siamo partiti con 250.000 copie di 'Summer Jam' vendute nella sola Germania, per poi cominciare ad esplodere in tutta Europa. Sono soddisfatto del risultato, ma anche se non avessimo venduto così tanto , non mi sarei lamentato. Essenzialmente sono felice di ciò che ho fatto perché il disco mi rappresenta al 100%'.

S: Cosa pensi del fatto che molti gruppi che non provengono dagli Usa o dalla Gran Bretagna stiano sfondando in quei mercati, peraltro facendo cose che appartengono chiaramente alla loro cultura musicale?

'E' un bel segnale. Significa che abbiamo imparato la lezione e magari che gli allievi stanno superando i maestri'.

S: Che musica ascoltavi, prima di divenire tu stesso un musicista?

'Non ci crederai mai, ascoltavo Heavy metal, avevo i capelli lunghi ed il mio idolo era Van Halen. Però sentivo anche molto Rythm & blues, funky e soul, ossia le cose che poi hanno maggiormente influenzato quello che faccio oggi. In ogni caso credo che in quel periodo ( gli anni 80) vi fosse molta grande musica in giro. Avevi la possibilità di sentire molti gruppi, come Duran, U 2, Whitesnake tutti molto diversi fra loro e, nel contempo, moto originali. Oggi tutto questo non c'è, basta pensare alle boybands che durano 3 o 4 anni per poi sparire senza lasciar traccia'.

S: Nel booklet, fra i ringraziamenti, ve ne è uno particolare al tuo'soldato caduto', a chi è riferito?

'A mio fratello. L'ho perso tragicamente qualche anno fa ed è stato un grande dolore. Credo che se oggi fosse qui, sarebbe fiero di me'.

S: In conclusione, sei consapevole di aver realizzato un grande debutto?

'Ti ringrazio per averlo definito 'grande'. Non so se sia veramente così eccezionale come molti dicono, sono felice di aver scritto brani che sento molto vicini a me e spero di poter continuare a fare sempre le cose in cui credo senza costrizioni. Questa è la mia più grande aspirazione'.

Stefano Faina

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