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...AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD - "Madonna" (Domino / Self)

Mettete sul vostro stereo questo cd e nel giro di pochi attimi vi troverete catapultati in un’improvvisa esplosione nella quale sarete investiti da scorie di chitarre impazzite, granate di pura rabbia punk, detriti di rock’n’roll degenerato, schegge di sperimentazione libera e selvaggia e una cascata elettrica di melodia, ora dolce e suadente ora acida e disturbante…

No, non siamo impazziti: "Madonna", opera seconda degli scatenatissimi ragazzini texani detentori di uno dei nomi più lunghi e suggestivi dell’intera storia del rock, è senza mezzi termini il disco emo-core che tutti volevano e che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di fare. Dimenticatevi le geometrie frammentate dei Fugazi e il pop adolescenziale "riveduto e corretto" dei Get Up Kids: nell’assalto sonoro dei Trail of Dead si respira a pieni polmoni quell’aria ribelle e iconoclasta che rese grandi formazioni come i Clash o gli Stooges, quell’anarchia in musica che, prima dell’avvento di Mtv e degli altri inscatolamenti mediatici, era la conseguenza immediata e naturale di un’angoscia di vivere profonda. Ma qui siamo nei primi anni 2000 e gli ideali rivoluzionari sono scomparsi da un bel po’: ecco allora che, lasciati in cantina i credi politici che hanno finito per distrarre eccessivamente gran parte della scena hardcore anni ’80-’90, ci si torna a concentrare sull’io, sul disagio esistenziale, sulla mancanza di punti di riferimento che tutto circonda e tutto distrugge.

Ma non solo: se fino a qualche anno fa suonare punk significava creare due semplici accordi di chitarra e ripeterli fino allo sfinimento, nel caso di quest’album assistiamo a una ricerca sonora che, probabilmente, non ha precedenti in questo genere. Una capacità compositiva che già traspare in "Mistakes & regrets", che cova sotterranea in certi passaggi di "Clair de Lune" e "Mark David Chapman" e che esplode in modo clamoroso nella monumentale "Aged dolls" che tra progressioni ricorsive e violini in contrappunto finisce per ricordare (scusate il paragone ardito…) una sorta di "Fear Satan" dei Mogwai in chiave punk. Fino a sfiorare l’avanguardia pura nella conclusiva "Sigh your children", che, dopo un avvio in simil-ballata, si impenna con un inatteso duello chitarra - pianoforte e va ad implodere nel suono impazzito di un sax soprano alla John Zorn.

Insomma, ecco la chiara visione di quello che potrebbe diventare il punk tra qualche anno, se gli verrà data la possibilità di liberarsi da quelle fastidiose recinzioni che negli ultimi anni ne hanno limitato lo sviluppo…

Maurizio Marino

Sito Internet: www.trailofdead.com

 

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