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Belle
and Sebastian - "Fold your hands child, you walk like
a peasant" (Jeepster / White'n'Black)

Siamo
sinceri: i Belle and Sebastian
sono qualcosa in più di una semplice rock band.
Sono un vero e proprio culto musical - sociologico.
Detentore
nel Regno Unito di un seguito underground davvero clamoroso
che non si registrava dai tempi degli Smiths, lensemble
scozzese è finalmente riuscito a ottenere i primi, meritatissimi
riscontri anche presso gli ascoltatori dellEuropa continentale
e, di conseguenza, in Italia. Causa di tanto successo, contrariamente
a quanto si potrebbe pensare, non sono stati né i passaggi
su Mtv né il battage pubblicitario delle major
(i B&S, infatti, continuano ad incidere per lindipendentissima
Jeepster). No, il motivo è molto più semplice: i
Belle and Sebastian sono una delle poche band attualmente in circolazione
capaci di colpire direttamente al cuore. Ugualmente
influenzata dalle atmosfere malinconiche e suadenti del folk
rock britannico anni 70 (Pentangle, Fairport Convention
ma soprattutto Nick Drake) come dallondata più intimistica
della new wave inglese anni 80 (Felt, Field Mice
e gli stessi Smiths), la band di Stuart Murdoch e Isobel Campbell
è riuscita a dar vita a qualcosa di assolutamente nuovo
e originale, a vero e proprio "stato mentale in musica"
che si esplicita tanto nelle stupende atmosfere crepuscolari sottolineate
dalluso di archi e fiati quanto in unispirazione lirica
particolarmente emotiva e autobiografica.
"Fold
your hands child, you walk like a peasant" è
il quarto capitolo dellepopea "sebastiana". Se
dobbiamo essere sinceri, ci saremmo aspettati qualcosa in più.
Pur essendo un album destinato a crescere ascolto dopo ascolto,
il disco giallo dei B&S lascia limpressione di essere
unopera di transizione, molto dignitosa ma inevitabilmente
inferiore alle vette dei tre album precedenti. Con ciò,
naturalmente, non stiamo decretando la fine di unepoca.
Stiamo solo affermando che, nonostante la bontà di larga
parte dei brani, sarebbe stato opportuno lasciare fuori certi
episodi in qualche modo "ammiccanti" che finiscono per
minare la tradizionale freschezza di un suono senza tempo come
quello degli scozzesi. Ma eccovi le mie impressioni brano per
brano.
I
FOUGHT IN A WAR
Si
parte decisamente con il piede giusto: il primo brano è
una vera e propria gemma sonora. Il cantato di Murdoch è
estremamente ispirato, la costruzione prevalentemente chitarristica
gioca in modo suggestivo con gli archi e con le trombe creando
un incedere epico (certi passaggi del finale sono quasi country-western!)
che si rispecchia nelle metafore amore - guerra del testo. Un
inizio davvero convincente
THE
MODEL
Senz'altro
si tratta di uno dei brani più orecchiabili del disco,
ma la poesia e l'intimismo prevalgono sulle facili concessioni
grazie a un ritmo andante e profondamente folk. Niente da dire:
questa canzone, grazie al suo lirismo appassionato e alle sue
atmosfere quasi barocche, NON può non piacere e potrebbe
essere la colonna sonora ideale per le serate estive più
malinconiche.
BEYOND
THE SUNRISE
Sicuramente
il brano più spiazzante del disco... Se non sapessimo della
sua morte e della sua distanza artistica dalla scena di Glasgow,
potremmo benissimo scambiare "Beyond the sunrise"
per una ballata crepuscolare di Fabrizio De André. Davvero
impressionante la vicinanza della voce del cantante con quella
del maestro genovese, piuttosto inattesa anche l'atmosfera sonora
che rievoca paesaggi Caveani e Badalamentiani. Il brano che non
mi sarei mai aspettato dai B&S...
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