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Cult Records

Guida ai dischi imperdibili del XX secolo

Nick Drake - "Five leaves left" (Island, 1970)

E’ il mattino del 25 novembre 1974. Il corpo senza vita di Nick Drake viene rinvenuto sul pavimento della sua casa nella campagna inglese. Niente droghe, niente alcol: "solo" una dose troppo forte di antidepressivi basta a stroncare la vita di un ragazzo di 24 anni, un "uomo qualunque" del rock lontano mille miglia dagli eccessi dei suoi contemporanei che popolavano la Swinging London anni ‘70. Un ragazzo come tanti, ma anche un "poeta delle piccole cose" che ha fatto della solitudine e dell’incomunicabilità la sua fonte d’ispirazione, la sua ragione di vita, la sua tragedia fatale.

A 25 anni di distanza, quel che ci resta di Nick Drake sono tre splendidi dischi ("Five leaves left", "Bryter layter" e il testamento spirituale "Pink Moon") ma soprattutto il ricordo di un artista emozionante come pochi, capace di evocare vette di struggente lirismo con una combinazione apparentemente elementare di canto, chitarra, pianoforte e scarne orchestrazioni.

Registrato nel 1970 grazie all’interessamento di Ashley Hutchings, bassista dei Fairport Convention, "Five leaves left" è un disco esemplare nella sua sorprendente linearità, nel suo fantasioso classicismo, nella sua rarefatta bellezza. Ancora distante dalle visioni cupe e senza speranza di "Pink Moon", Drake firma una serie di canzoni solari ed ariose, appena velate da quel senso di malinconia che sarà il suo marchio distintivo. Ballate dalla struttura semplice e sommessa ("Cello Song", "Day is done") si alternano cosi’ a stupende aperture orchestrali dove gli archi sono lo sfondo ideale per i sognanti paesaggi evocati dalla voce ("Way to blue" e "Fruit tree", probabilmente i due brani più noti dell’artista). E morbidi echi di jazz ("Saturday Sun", che ospita il vibrafono di Tristan Fry) vanno a fondersi dolcemente con l’attitudine folk ("Three hours") correlata alla presenza di Richard (Fairport Convention) e Danny Thompson (Pentangle), per un risultato ancora inevitabilmente "acerbo" ma già inconfondibile nella sua forte accentuazione lirica.

Caduto nell’oblio per anni e periodicamente ricordato più per dovere che per autentica passione, Drake rappresenta oggi una delle più fertili fonti d’ispirazione per la cosiddetta corrente "esistenzialista" del rock. Echi non certo casuali della sua arte sono stati rilevanti nella produzione di band assai eterogenee quali Smiths, Radiohead, Belle and Sebastian. Una continuità artistica che dimostra come la riservatezza di un semplice ragazzo poco più che adolescente si sia rivelata - col senno di poi - molto più proficua di tanti sterili esibizionismi tipicamente seventies.

Più volte ristampato su cd dalla Island (che tra poco ne editerà una splendida versione rimasterizzata), "Five leaves left" è stato recentemente omaggiato dagli artisti della Baracca & Burattini (tra i quali Yo Yo Mundi, Virginiana Miller, Snaporaz) che ne hanno intelligentemente riletto i dieci, fantastici brani sotto il titolo di "Five leaves theft" (cinque cartine rubate).

Maurizio Marino

Sito Internet: nickdrake.cjb.net

 

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