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DAVE FISCHOFF - "The Ox and the Rainbow" (Secretly Canadian / White'n'Black)

Perché ci piacciono tanto i cantautori stonati? Con questa domanda ci accostiamo a "The Ox and the Rainbow", opera seconda di Dave Fischoff, autore di belle speranze originario dell'Indiana, già detentore di una discreta notorietà "sotterranea" per l'esordio "Winston Park" uscito tre anni orsono. Quel che appare evidente fin dalle prime note dell'opening track "A Nap at Truthtime, Some Magic Slips Away", in effetti, è un approccio al canto perlomeno inusuale. La voce di Fischoff si appoggia solo trasversalmente alle melodie create dagli strumenti facendosi vera e propria modulazione dolente e "lamentosa", come in un'ardita mescolanza di Thom Yorke, Tim Buckley e Will Oldham. Un'estetica della sofferenza certamente non estranea alle visioni decadenti dell'ultimo Songs: Ohia (tra l'altro compagno d'etichetta di Fischoff): laddove però Jason Molina affonda il proprio dolore in una scrittura nera, angosciante, quasi senza speranze, Fischoff sembra proporre qualche spiraglio di ottimismo. E così, disegnati dai color tenui di una strumentazione sobria ed essenziale, quasi sussurrata, gli otto, intensissimi episodi di questo disco ci scorrono davanti come in un quieto dormiveglia, adagiati in una dimensione "altra" che sembra invitarci a placare almeno per un po' le angosce quotidiane confondendole tra più rassicuranti fantasticherie oniriche. "Blemish and a Bowl of Oranges" parte come una dolce ninna nanna e si trasforma presto in una sorta di commovente carola natalizia scandita da campane e cori festosi. "How Things Move in the Wind" e "We Break Up and Watch the Angels Swim" proseguono il cammino tra aeree melodie di piano e accenti di scoperto misticismo. La bizzarra marcetta paesana di "Propaganda for a Comic Strip", quasi una citazione di "Yellow Submarine", evoca rimosse spensieratezze infantili. E le pacate atmosfere bucoliche di "The Doctor Yawns for Columbus Day", il canto a cappella di "The Science of Raindrops" e la conclusiva "Geranium", perfetta exit music for a film, infine, fanno pensare a come potrebbero suonare i Radiohead se fossero americani e dimenticassero le attuali deviazioni elettroniche.
No, "The Ox and the Rainbow" non è affatto un capolavoro di originalità, ma - chissà perché - le sue sinuose melodie hanno il dono di combaciare perfettamente con il lato più interiore di noi, maledetti nostalgici sognatori. Ecco perché ci piacciono i cantautori stonati…

Maurizio Marino

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