Gentle
Waves - "Swansong for You" (Jeepster)

Speriamo
vivamente che non sia un "canto del cigno", questa seconda,
deliziosa prova solista di Isobel Campbell,
vocalist, violoncellista e anima gentile dei Belle and Sebastian.
Più vario e complesso di "The Green Fields of Foreverland",
esordio di un anno fa profumato di forti essenze folk ancestrali,
"Swansong for You" sembra per molti
versi il sequel del recente "Fold Your Hands…" del gruppo madre,
tanta è la passione con cui Isobel e i suoi amici vanno ad indagare
tra atmosfere retrò e ritmi soffusi e romantici. Un tappeto
orchestrale di rinascimentale eleganza su cui va a posarsi la
vocina timida e straordinariamente commovente di Isobel introduce
"Let the Good Times Begin" ed è subito poesia allo stato puro:
impossibile non lasciarsi sedurre da note così leggiadre e sensuali,
venate di una malinconia tangibile ma mai completamente senza
speranze. I paesaggi crepuscolari cari a Morricone sono invece
il tema di "Partner in Crime", vicina alla "Beyond the Sunrise"
presente sull'album giallo degli scozzesi, mentre l'intervento
del clavicembalo in "Falling from Grace" non può non ricordare
l'ambientazione barocca di "The Model". "Swansong for You",
però, vive ampiamente di luce propria: con "Sisterwoman" i Gentle
Waves ci trascinano in un ironico quanto inatteso rythm'n'blues
e "Pretty Things", con il suo incedere lento e passionale, echeggia
atmosfere dolcemente bossanova. "Loretta Young" e "Solace for
Pain", poi, racchiudono l'essenza di quel folk rock intimistico
e "bucolico" per cui la Scozia è diventata meritatamente famosa,
"Flood" ci parla di amori che vengono e se ne vanno, come la
pioggia primaverile, "There is No Greater Gold" ci riporta nuovamente
a una dimensione agrodolce, che potrebbe definirsi di "felice
tristezza", "There Was Magic, Then…", infine, chiude l'album
in una foresta incantata d'archi, nella quale è bello perdersi
pensando che in quella "felice tristezza" non siamo soli.
Maurizio
Marino