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Geoff Farina - "Reverse Eclipse" (Southern)

Con "Reverse Eclipse" Geoff Farina ha compiuto, probabilmente, un passo determinante nella sua travagliata evoluzione sonora. Personaggio atipico nel panorama indie odierno, il cantante dei Karate ha saputo nel corso degli anni affinare il proprio stile seguendo un percorso accidentato, fuori dagli schemi e dalle mode, condotto sulla falsariga di una necessaria testardaggine che ha fatto di lui uno degli esponenti meno allineati del cantautorato americano. Come ci si poteva attendere (il recente "Unsolved" dei Karate lasciava già intuire qualcosa…), la seconda prova solista di Farina è dunque opera umorale, volutamente difficile, fieramente e consapevolmente soggettiva. Scaturito dalle parole in libertà che Geoff annota quotidianamente, da tre anni, su un suo diario, "Reverse Eclipse" è un viaggio proustiano nella memoria, una madeleine fatta di suoni, parole, ricordi che vengono a galla in un flusso di coscienza libero e non mediato da alterazioni esterne. Ma se dal punto di vista lirico l'album fa ampio ricorso a soluzioni narrative vicine alla mimesi del parlato e solo a pochi, embrionali scampoli di canzone propriamente detta, dal punto di vista musicale assistiamo a una rigorosa ed elegante ricerca di costruzioni sonore tipiche del jazz e del blues, con una serie di (neppur tanto) velati omaggi alle variazioni caratteristiche di Charlie Parker. Un modo di comporre che - come lo stesso Farina precisa nelle note stampa - può essere ricondotto al metodo dodecafonico di Schönberg o persino allo stile pittorico di Klee, artisti che riuscivano a creare intere opere attenendosi a regole che presupponevano la combinazione di un set limitato di elementi. Ed è proprio qui, forse, che "Reverse Eclipse" scopre il suo lato debole: pur dando vita a pagine di raffinatissima esecuzione (si ascolti, ad esempio, "Fire"), la tavolozza di colori usata da Farina appare inspiegabilmente ripiegata su tonalità fredde, sbiadite, e si limita a rendere solo parzialmente giustizia a un'ispirazione che dall'impressionismo di partenza finisce per approdare a un calligrafismo di maniera, da grande galleria d'arte ma con poca anima dentro. Per un risultato complessivo che senz'altro non deluderà gli adepti al culto dei Karate, ma forse apparirà un po' troppo ostico ai non iniziati.

Maurizio Marino

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