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Green Day - "Warning"

Tre anni di silenzio, di "vita da rockstar"; tre anni passati "a dar da mangiare ai piccioni, al supermarket a far la spesa". Ed ora i tre di Philadelphia, che nel 1986 decisero di chiamarsi Green Day, sono ancora qua, presi più che mai dal lanciodel loro nuovo disco: "Warning". "Quello che vogliamo fare con questo nuovo lavoro è dare un avvertimento rispetto al mito della falsa felicità che negli Stati Uniti si è ormai diffuso a macchia d’olio. Il sogno americano è ormai qualcosa che fa parte dell’industria e della società come stereotipo, e allora puoi vedere tutta questa gente indicarti dei modi totalmente irreali per risolvere i tuoi problemi per farti sentire tranquillo". Al primo ascolto, questo nuovo album sembra più calmo del solito, lontano dai ritmi veloci di Basket Case, potentemente influenzato da artisti come Dylan o i Clash di Combat Rock... ma non c’è da preoccuparsi, perchè loro sono sempre agitati al punto giusto e pronti a sputare senza rancore sopra quelle band che ai loro occhi appaiono come falsi: i Blink 182 allora diventano "tre ragazzini falsi e disonesti verso la propria musica" e gli Slipknot "otto buffoni mascherati e incapaci di scrivere una sola canzona decente". Un piccolo appunto va comunque fatto a proposito di un bagliore di sperimentazione sonora: in questo "Warning" si intravedono ricerche di altri suoni, le prime sperimentazioni del trio, che probabilmente lasceranno allibiti i vecchi fan del gruppo. Come succede in "Misery" (c'é il suono di un mandolino arrangiato da un ex collaboratore di Beck!) o in "Hold on". Episodi che passeranno inosservati ai più, ma a qualcuno metteranno la puzza sotto il naso. "Warning" comunque, dopo soli tre giorni negli scaffali degli stores, schizza al terzo posto delle classifiche inglesi: che sia la testimonianza di un’affezione comprensiva anche verso accordi meno rumorosi ma forse piùi intensi? "Minority" mi sorprendo a canticchiarla per strada, quasi marciando al ritmo di passi dettati dalle percussioni; i Green day restano dei maghi dell’orecchiabile, se mai rimarranno nella storia lo dovranno a ragazzi che strimpellano le loro canzoni in cerchio, davanti ad una chitarra e ad una birra.

Martino Lapini

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