IDA
- "The Braille Night" (Tiger Style / Wide)

Ci
sono certi dischi il cui inizio sembra già dire tutto.
Sì, a volte bastano un paio di accordi, una voce ispirata
capace di entrare subito "in circolo" e il gioco è
fatto: non servono ulteriori controprove, hai trovato il disco
che stavi cercando. "The Braille
Night" degli Ida
è senz'altro uno di questi strani "casi del destino":
il feeling è immediato, l'emozione data da quegli arpeggi
acustici, da quei tocchi di piano, da quella quieta alchimia
di voci la riconosci subito, è come se fosse tua da sempre.
Appartenenti a quell'ineffabile "famiglia" di musicisti
che comprende anche i Low, le Retsin e Tara Jane O'Neil, gli
Ida sono senza dubbio una delle gemme più preziose e
- dobbiamo ammetterlo - sottovalutate del moderno folk americano.
Timidi e riservati come la loro musica, i quattro newyorkesi
non hanno mai fatto mistero di preferire una carriera in tono
minore al dorato mondo delle major, e il rifiuto del contratto
con la Capitol è più eloquente di mille parole.
Anche il quinto lavoro della band, dunque, prosegue il percorso
in punta di piedi, mirando direttamente alla sensibilità
dell'ascoltatore senza superflui discorsi "di facciata".
Quelle degli Ida - intendiamoci - non sono altro che ballate
nella più classica tradizione "rurale" americana
ma la gentilezza di tocco, la commovente delicatezza con cui
i fratelli Littleton e le loro spose Elizabeth Mitchell e Karla
Schickele mettono in scena il dramma del vivere quotidiano lasciano
realmente senza parole: brani come "Arrowheads", "Gladiolas",
"Moves Through the Air" sanno comunicare direttamente
con il nostro intimo, ricordandoci come la musica - nonostante
tutto - sia ancora la miglior rappresentazione possibile degli
stati d'animo più inesprimibili.
Maurizio
Marino