Che
fine ha fatto il trip hop? Non avendo sufficienti elementi
per rispondere a questa domanda, suggeriamo di riascoltare quello
che, fino ad oggi, è stato il massimo esito di un genere
musicale nato quasi per caso e diventato poi - almeno per qualche
tempo, prima che nuove "ossessioni" conquistassero radio
e stampa musicale - il simbolo più autentico delle sonorità
di fine millennio.
Un
disco notturno, inquieto, questo dei Massive
Attack, "nero" proprio come il minaccioso
scarafaggio immortalato in copertina. Un suono cupo e ipnotico
con improvvise esplosioni di chitarre su intelaiature di bassi
avvolgenti e lisergici. Ma è in mezzo a tanta oscurità
che appare improvviso uno squarcio di luce: la voce eterea di
Liz Fraser, splendida protagonista del dark sound anni
‘80 in gruppi troppo presto dimenticati quali Cocteau Twins e
This Mortal Coil, che dà vita ad alcune interpretazioni
da estasi pura, come nella suggestiva "Teardrop"
(accompagnata alla sua uscita dal video shock in cui un
feto umano si muove e "canta" nel liquido amniotico)
o nella meravigliosa "Black milk". Che dire poi
dell’epifania di inattese ritmiche mediorientali in "Inertia
creeps" o del tetro notturno lunare di "Rising
son"? E per chi avesse dimenticato che le origini del
trip hop affondano nel dub e nel blues, ecco
"Man next door" con la voce "giamaicana"
di Horace Andy a scandire i ritmi della fine del mondo…
Sarebbe
inutile, comunque, soffermarsi su un brano in particolare: in
"Mezzanine" la parte
è il tutto e viceversa, il concetto di "canzone"
si dilata nel tempo e nello spazio fino a creare una nuova geometria,
una nuova cronologia. Volenti o nolenti, l’elettronica è
il suono del 2000, un suono accusato di essere troppo artificiale
e "costruito", ma allo stesso tempo innegabilmente ricco
di sottili sfumature che ne fanno apprezzare la complessità
e la bellezza.
"Mezzanine
è quel particolare punto del tempo in cui la sensazione
della notte prima si trasforma in quella del mattino dopo".
Alle parole del gruppo di Bristol noi vorremmo aggiungere che
"Mezzanine" è la colonna sonora ideale
di un viaggio onirico in un mondo terrificante e meraviglioso,
in una terra bruciata dall’effetto serra e trasformata dalla mano
irresponsabile dell’uomo. Una Terra come la nostra?
Maurizio
Marino