SAVOY
GRAND - "Dirty Pillows" (Glitterhouse)

Una
ritmica di basso rarefatta e ossessiva, una chitarra e un pianoforte
sfocati e lontani, come avvolti nella nebbia, una voce dolente
che sembra voler esprimere l'invisibile disagio della solitudine.
E' "Arm the Lonely", struggente ballata al rallentatore che
ci introduce nel mondo a tinte fosche dei Savoy
Grand, ultima rivelazione della scena slowcore inglese,
di cui la Glitterhouse ha appena rieditato il debutto uscito
per la piccola etichetta Narwhal (con l'aggiunta di due tracce
apparse solo su singolo). Forti di un background a base di studi
classici e jazz, i tre musicisti della piovosa Nottingham, nonostante
la giovanissima età, danno subito prova di una rara solidità
compositiva e si cimentano in una serie di brani dalle tonalità
fortemente umorali, sospese tra le atmosfere oniriche dei Low
e il raffinato crepuscolarismo retrò dei Tindersticks. Facendo
ampio ricorso ad insolite orditure di vibrafono, tromba e contrabbasso
che trovano un controcanto nella voce hollisiana di Graham Langley,
i brani di "Dirty Pillows"
scorrono sotto una luce emaciata e sotterranea, che sembra sul
punto di spegnersi da un momento all'altro. E se "There is Nothing
New Here", dominata da un contrappunto jazz noir teso e spettrale
tra il contrabbasso di Oli Mayne e le percussioni di Kieran
O'Riordan, ci seduce invitandoci a scendere nel ventre malsano
e inquietante della metropoli notturna, "Time You Found Out",
con i suoi suadenti intrecci di chitarra acustica, è lì per
ammaliarci nel profondo, costringendoci a restare ancora un
po' per aspettare l'alba. Che però probabilmente scopriremo
essere nerissima.
Maurizio
Marino