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SILVERCHAIR - "The Best of (Volume 1)"

Classe 1979: hanno appena fatto del loro meglio. I Silverchair hanno chiuso il loro contratto discografico con la Sony e hanno annunciato che la loro etichetta, la neonata Eleven, verrà distribuita in tutto il mondo dalla EMI. Il trio aveva recentemente rifiutato di rinnovare il contratto con la Sony, accusata di scarsa attenzione promozionale. La EMI distribuirà anche gli altri artisti sotto contratto con la Eleven: i primi album realizzati sono quelli incisi da Paul Mac e dagli I Can't Believe It's Not Rock (sigla dietro la quale si nascondono lo stesso Paul Mac e Daniel Johns dei Silverchair). Hanno proprio deciso di cambiare e lo hanno fatto come quando si va a capo: con una raccolta dei loro successi. Aspettando la prossima lettera maiuscola, che dovrebbe uscire entro la fine di quest'anno, concentriamoci sul "The best of (Volume 1)", che ripropone non solo tutti i singoli del terzetto australiano ma alcuni di quei pezzi che nascono da particolari occasioni. Questi tre ragazzi hanno esordito giovanissimi: "Frogstomp" (1995), il loro primo album, risale a 6 anni fa, quando il frontman Daniel Johns aveva solo 15 anni. Approdati poi sulle spiagge europee, tutti si sono accorti che questi "ragazzini", nonostante la tenerà età, sembravano proprio essere capaci di produrre un rumore nella scia della migliore tradizione "adulta" delle loro prime influenze: Nirvana e Pearl Jam. Suona strana quindi questa raccolta di successi se pensiamo a degli sbarbati ventenni. Si vede che hanno del talento; sì, si vede. Un greatest hits solitamente raccoglie i singoli presi dai diversi album, e questo è il primo cd. Nulla di nuovo dunque. La vera sorpresa è un'altra: di cd ce ne sono due e il secondo raccoglie varie b-sides, alcuni remix, come quello di Freak (remix for U.S. rejects) e qualche rarità. "Untitled" è una piacevole ballata che esplode nel finale, "Blind" presente nella colonna sonora del film Cable guy. Non vanno dimenticate poi la splendida "Ana's Song" in versione acustica e "Madman" nella sua vocal version pubblicata esclusivamente su Ep in Giappone. C'è chi dice che i Silverchair sono soltanto cloni dei Nirvana, dei Pearl Jam e, in generale, di tutto il grunge scaturito da Seattle negli ultimi 10 anni. Tuttavia il secondo cd di questa raccolta smentisce, almeno in parte, queste voci pretenzionse. Daniel Johns e compagni hanno da sempre amato suonare punk ed evidentemente hanno voglia di farlo ancora, mai dimenticando chi, anche in questo caso, gli fa da modello. "New race" è una cover dei Radio Birdman, "Minor threat" dell'omonima banda capitanata da Ian Mackaye. "Fix me" e "Wasted" invece, sono degli intramontabili Black Flag. La vera sorpresa rimane comunque la distorta "Punk song #2", registrata nel 1996. Finalmente una raccolta di successi non inutile.

Martino Lapini

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