Songs:
Ohia - "Ghost Tropic" (Secretly Canadian /
White & Black)

Sullo
sfondo di una copertina completamente nera, lucida, si staglia
una piccola scritta bianca, come ad evocare un fantasma nella
notte. Solo fissando quel nero avvolgente e disperato possiamo
entrare veramente in contatto con la musica di Jason Molina
alias Songs: Ohia, che con "Ghost
Tropic" va probabilmente a firmare il capolavoro
di una carriera finora breve ma in costante crescendo. Ancor
più del predecessore "The Lioness",
questo disco - concepito in un piccolo studio di registrazione
perso nei grandi altopiani del Nebraska - ci suggerisce una
sensazione quasi fisica di sofferenza, che si esplicita in un’alternanza
di ballate desertiche e dilatate e brani strumentali ai confini
della rarefazione. I fantasmi evocati da Molina, di certo, arrivano
direttamente dal folk delle origini. E lo spirito di quei canti
malinconici e dimenticati permea l’intero percorso di un lavoro
difficile, angosciante, a volte necessariamente catatonico,
che mette in gioco i nostri sentimenti di ascoltatori in un
vortice emotivo capace di atterrire, come nel caso di "Lightning
Risked It All", allucinante dark ballad che
odora di paludi malsane, o della litania tombale di "Incantation",
che potrebbe essere una perfetta colonna sonora per un funerale.
Ma "Ghost Tropic" suggerisce anche emozioni
sorprendentemente calde, come nelle delicate sculture pianistiche
di "Not Just a Ghost’s Heart" o, ancor più,
nell’acustica epica e (verrebbe da dire) medioevale di "The
Body Burned Away", vetta compositiva dell’album. E
- aspetto inedito nell’opera di Molina - sembra voler indagare
nelle pieghe di una certa sperimentazione, come nella doppia
title track che evoca spettrali paesaggi ambient dove
affiorano canti di uccelli notturni e rintocchi di campane a
morto, quasi a sottolineare l’ineluttabile transitorietà
delle vicende umane. Il "Tropico del Fantasma" è
qualcosa in più di una semplice raccolta di canzoni:
è la necessità di fermare il tempo almeno per
un attimo, perché il suo scorrere inesorabile non ci
spazzi via troppo presto, è un viaggio doloroso sulla
linea impercettibile che sta tra il giorno e la notte, tra la
vita e la morte.
Maurizio Marino