SWEARING
AT MOTORISTS - "Number Seven Uptown" (Secretly
Canadian / White & Black)

Nati
cinque anni fa da una costola dei Guided by Voices, gli Swearing
at Motorists sono ormai molto più che un semplice "progetto
collaterale". Acquistata la definitiva indipendenza dalla band
madre (di cui facevano parte il batterista Don Thrasher e il
cantante Dave Doughman, che però all'epoca ne era "solo" il
tecnico del suono), il gruppo di Dayton, Ohio, si è guadagnato
un vasto seguito di culto con tre album caratterizzati da un
indie rock pulito e lineare, capace di accostare melodie trascinanti
ad improvvise accelerazioni chitarristiche. Oggi, a meno di
un anno di distanza dal valido "More Songs from the Mellow Struggle",
gli Swearing at Motorists tornano in campo con un lavoro brevissimo
(appena 27 minuti di musica) ma che ancora una volta si contraddistingue
per una sua "ortodossia lo-fi" che non spiacerà affatto a chi
è cresciuto con i Guided by Voices nel cuore. Dominato da toni
lievemente più intimistici che in passato, "Number
Seven Uptown" punta davvero all'essenziale con quindici
canzoni dove tutto è semplificato al massimo, a cominciare dalla
strumentazione. La sacra triade del rock composta di chitarra
elettrica, basso e batteria, infatti, recita un ruolo da protagonista
nella quasi totalità degli episodi (esemplari gli "inni" di
"Flying Pizza" e "One More Next Time") ma alcuni estemporanei
interventi della lap steel, e di un mandolino, riescono a suggerire
un piacevole senso di malinconia che sembra riecheggiare, talvolta,
le atmosfere care a Neil Young o ad Hank Williams ("Dog with
the Lampshade Head", "Calgon Take Me Away"). O persino quelle
di Smog e di Cat Power, a giudicare dalla ballata crepuscolare
"Talking Pictures", struggente duetto eseguito da Doughman in
coppia con la cantante Kelli Byrne, che si fa notare come piccolo
capolavoro di un album forse un po' troppo spartano ma senz'altro
efficace.
Maurizio Marino