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Cult Records

Guida ai dischi imperdibili del XX secolo

Van Der Graaf Generator - "Pawn hearts" (Charisma, 1971)

Sarebbe un reato, volendo parlare di space rock, di progressive metal o di elettronica dark, non ricordarsi dei Van der Graaf Generator, mitica creatura del poeta visionario Peter Hammill. Già noti per il trittico composto da "The Aerosol Grey Machine" (1969), "The least we can do is wave to each other" (1970) e "H to He who am the only one" (1971), i Van der Graaf Generator firmano il loro capolavoro con "Pawn hearts", autentica opera - manifesto dello space rock che vale al gruppo anche clamorosi riconoscimenti di pubblico. Inquietante e misterioso nelle sonorità come nelle liriche, "Pawn hearts" è diviso in tre lunghe composizioni. Le prime due, "Lemmings" e "Man-Erg" sono altrettante sinfonie convulse e spettrali che trovano la carta vincente nelle partiture claustrofobiche di Hammill e forse ancor più nei deliranti intrecci chitarristici di Robert Fripp dei King Crimson, guest star e regista occulto dell’intera opera, che dona ampie dosi della sua proverbiale tecnica sperimentale già immortalata due anni prima nel fantastico "In the court of the Crimson King". Vera e propria summa (e, ahinoi, testamento) del genio Van der Graaf, la lunghissima suite "A plague of Lighthouse keepers" (ben 23 minuti, ovvero l’intera facciata B del disco in vinile!) si presenta suddivisa in dieci movimenti che sembrano voler ricapitolare l’intera storia del gruppo. Risultato ne è un ricchissimo caleidoscopio di suoni e visioni che, rifuggendo dallo sterile classicismo in voga all’epoca, finisce per affrontare una gamma di soluzioni che certo non trovano imbarazzo ad accostare l’hard rock alla musica contemporanea e il free jazz ai primi vagiti di un’elettronica digitale ancora di là da venire. Straordinariamente anticipatorio e pressocché isolato nel pur vario panorama degli anni ‘70, "Pawn hearts" è anche, come dicevamo, il canto del cigno del mito Van der Graaf Generator. Pochi mesi dopo l’uscita dell’album, infatti, il gruppo si scioglierà per poi riunirsi periodicamente negli anni successivi e dar vita a nuovi lavori adatti solo a ripetere fino alla noia gli stilemi gloriosi dei primi quattro album. Dal canto suo, invece, Hammill, diventato solista, finirà per essere ricordato come uno degli autori più prolifici della storia del rock, visto che ad oggi i dischi pubblicati dal cantautore inglese (sempre contraddistinti da un buon livello compositivo) sono oltre trenta...

Maurizio Marino

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