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Saul Williams - "Amethyst Rock Star" (American / Columbia)


Fino al 1999 Marc Levin, regista statunitense, è noto per i suoi documentari e film televisivi sulle gang di strada, le prigioni e il sistema giudiziario minorile. Poi esce "Slam", il lungometraggio con cui il regista debutta nel cinema, vincendo la Caméra d'or a Cannes e il premio della giuria al Sundance Film Festival. Lo slam è una forma di poesia parlata, ritmata, che a tratti sconfina nell'hip hop, quello più puro, proveniente veramente dalla strada. Le performance degli slammer avvengono dal vivo seguendo un flusso di parole a cui il poeta sente necessità di dare voce: spesso si parla della propria comunità di appartenenza e dei problemi che l'affliggono. Saul Williams, il protagonista della pellicola di Levin, è uno slammer sia nella finzione che nella realtà ed eccolo nel 2001, con una lunga barba in più, pubblicare "Amethyst rock star" (American/Columbia), suo disco solista. Basi drum 'n' bass tagliate da incursioni di voci femminili, ritmi sincopati o più tendenti al classico hip hop corredati da chitarre pesanti e apparizioni di archi leggeri. Siamo di fronte al vero discepolo dei Last Poets, i pionieri dell'hip hop, quel gruppo nato il 16 maggio 1969, giorno del compleanno di Malcolm X, all'epoca già morto da quattro anni. I Last Poets dal 1970 cantano su basi funk e jazz perché i suoi membri hanno qualcosa da dire, soprattutto dopo l'uccisione di Martin Luther King; in particolar modo si sente che lo stile di Jalal, uno di loro, ha lasciato il segno sull'approccio vocale di Saul Williams nella traccia "Tao of now". Come i Last Poets anche Saul è impegnato in progetti artistici militanti, e "Unbound", l'album inciso da vari artisti (fra cui Zack De La Rocha), i cui ricavati andranno alla difesa legale di Mumia Abu-Jamal, ne è un esempio. Co-produttore di "Amethyst rock star" è Rick Rubin, che qualcuno assocerà ai Red Hot Chili Peppers, infatti non è un caso che Chad Smith, batterista della band californiana, compaia in una delle tracce più incisive: "Omni american" è coinvolgente e rabbiosa anche grazie all'incalzante ritornello "I'm the omni american born of beats and blood the concert of the sun unplugged". Tutti i testi, o meglio le liriche, sono opera di Saul Williams che, come il suo amico Michael Franti, voce degli Spearhead, o Ben Harper per esempio, sembra destinato a farsi ascoltare, rispettare e apprezzare sia dalla comunità nera (non solo dei ghetti) che da noi bianchi occidentali. Da segnalare che Saul Williams sta per pubblicare il suo secondo libro, "Sorcery of Self", ha recitato nel film di prossima uscita "K-pax" di Ian Softley e lo potremo vedere dal vivo il 5 luglio ad Arezzo Wave.

Luca Gricinella

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