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Gli SPECIALI di D.O.C. Music

Cypress Hill, la svolta

I Cypress Hill, oltre a essere il primo gruppo rap ispanico approdato al successo, hanno il merito di aver ottenuto consensi sia nella loro comunità di appartenenza che in quella afroamericana, storicamente rivali nel mondo dell'hip hop e non solo. Un po' come era accaduto per i più eclettici Beastie Boys (con cui la band californiana ha spesso collaborato) quando, da rapper bianchi, hanno cominciato a ottenere rispetto anche fra gli afro-americani amanti di un hip hop non proprio commerciale.
B-Real, il leader dei Cypress Hill, un paio d'anni fa aveva definito i loro vecchi fans degli ingrati. Le vendite non andavano più come ai tempi di III (Temples of boom), apice di una delle band hip hop che ha venduto più dischi in tutto il mondo, quindici milioni circa. Il successo di Insane in the brain, loro hit dotato di una base coinvolgente solo come Jump around degli House of pain, era lontano. Ecco allora che la band di Los Angeles ha provato a incidere i più grandi successi in spagnolo (Los grandes éxitos en español), lasciando intatta la musica e adattando i testi, con buoni risultati: degne di nota I wanna get high diventata Yo quiero fumar, e Tequila sunrise trasformata in una secca Tequila. Poi è la volta di Skull & Bones, un album diviso in due (in skull c'è rap e in bones rock), e del primo live per B-Real, Sen Dog, Muggs ed Eric Bobo, ulteriore conferma che la band stava attraversando un periodo di assestamento. Dopo dieci anni di attività, sul finire del 2001, arriva invece questo album che ha il sapore di una vera svolta, Stoned Raiders, titolo preso proprio da una traccia di III (Temples of boom). "Skull & bones - dice B-Real - consisteva in un disco rap e uno rock. L'idea di Muggs è stata di non segregare i generi questa volta. Prendere o lasciare. Siamo sulla strada della longevità dei Grateful Dead, ma con la potenza dei Led Zeppelin e dei Public Enemy". Parte del popolo rock alternativo, che in media non ha mai amato le forme artistiche della cultura hip hop, nei primi anni novanta trovava lo stile vocale e i ritmi di B-Real e compagni meno monotoni del canonico "boom cha, boom cha". Dal 1992 i Cypress Hill entrano addirittura nel giro del Lollapalooza, festival creato da Perry Farrell dei Jane's Addiction e dove il pubblico era abituato a farsi trascinare da ben altre sonorità. Già nel 1993 la band ispanica sperimenta la fusione fra rap e rock, definita semplicemente crossover, con Real Thing, al fianco dei Pearl Jam, e con la soave I love you Mary Jane, canzone eseguita e composta con i Sonic Youth per la colonna sonora del film Judgement Night (distribuito in Italia come Cuba libre - La notte del giudizio); con Skull & Bones ma soprattutto con Stoned Raiders il suono si è indurito e affinato in un colpo solo. Le tracce più riuscite risultano proprio quelle dove la chitarra contende il primato a due elementi base dell'hip hop come basso e batteria: se Trouble e It ain't easy dimostrano come i Cypress Hill siano ben riusciti a dosare la ritmica di un rap underground con la potenza del rock, Bitter, una sorta di ballata dark, sorprende, ha il sapore di una novità non fasulla.
Gli amanti dell'hip hop puro che si sentono traditi potrebbero essere attirati dal disco per la presenza di Method Man del Wu-Tang Clan o di Redman; uno dei primi due singoli editi, Lowrider, ha comunque la tipica base firmata Dj Muggs per Soul Assassins, Here is something you can't understand è un refrain non certo dimenticato da chi ha amato il disco d'esordio della band e Memories quantomeno fa ondeggiare la testa. Il feeling tra i Cypress Hill e i vecchi fans potrebbe dunque riprendere vita con nuove prospettive e all'ascolto e sotto il palco magari stavolta ci saranno anche tutti quelli che rimpiangono l'uscita dai Rage Against the machine di Zack de la Rocha, pronto a incidere un disco di puro rap.

Luca Gricinella

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