Le radio insorgono contro la proposta del protezionismo radiofonico
Infuriano
le polemiche contro la bizzarra proposta di legge che mira
a stabilire un tetto massimo alla programmazione della musica
straniera sulle radio italiane. La proposta, pensata per fornire
un pò di respiro all'affannosa industria discografica
italiana, ha infatti trovato detrattori in tutti i principali
network radiofonici del Paese: <<E' una proposta di
legge illiberale: come nessuno dice ai tg che notizia trasmettere,
nessuno può dire alle radio quale musica programmare>>
(Luca Viscardi, direttore dei programmi di Rtl 102.5); <<La
proposta mi sembra una contraddizione con il nostro essere
europei. Invece di promuovere il protezionismo, bisognerebbe
puntare al mercato internazionale, dove c'è una grande
sete di certi prodotti italiani. Un esempio? Tiziano Ferro,
che ha sonorità più internazionali di altri
artisti come Gigi D'Alessio, che puntano solo alle comunità
italiane all'estero e non agli stranieri>> (Tamara,
conduttrice di Radio Dimensione Suono); <<Riconosco
l'intento nobile della proposta di incrementare le vendite
dei prodotti italiani, ma sono insofferente di limiti rigidi
nei palinsesti radiofonici. Limiti inutili se, da un lato,
non si abbassa il prezzo dei CD e dall'altro non cresce la
cultura musicale in Italia>> (Rosario Pellecchia, conduttore
di Radio 105). Tutti contro il nazionalismo musicale, quindi.
Del resto, se l'Europa vuole immergersi in una fase di unione
culturale, porre dei veti alla diffusione della musica, seppur
con nobili intenti, appare decisamente limitante...
(20/1/2003)